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| 14 Aprile 2008 LORETO - Tre cartoon italiani per i bambini americani. Tre serie televisive in onda - nelle ore di massimo ascolto da New York a Los Angeles - sui canali della Warner, quelli con lo scudetto siglato Wb, come Warner Bros, il marchio che ha lanciato fin dagli anni 40 personaggi diventati leggenda come il coniglio Bugs Bunny, Gatto Silvestro e Speedy Gonzales. Le tre produzioni made in Italy si chiamano invece Winx, Huntik (la nuova serie, che fa parte dei 50 titoli in arrivo di Rai fiction, è stata presentata nei giorni scorsi a Salerno nell'ambito della rassegna Cartoons on the bay) e Monster Allergy - nomi ben noti anche ai ragazzi di casa nostra - ed escono dalla Rainbow, la società fondata e guidata da Iginio Straffi a Loreto. Nelle Marche, terra che crea e vende nel mondo mobili, elettrodomestici, scarpe e da qualche anno anche disegni animati di successo. Da una parte il santuario della Madonna nera lauretana, dall'altro, a una manciata di chilometri, Recanati con i luoghi di Leopardi. Il paesaggio, nei colori e nelle linee, è dolce, come la voce di Straffi. Che mette invece una incredibile energia nella mani da disegnatore, negli occhi che passano veloci dall'interlocutore allo schermo del computer, e nelle idee che vanno dalla scrittura di nuove storie animate alla distribuzione del prodotto in mezzo mondo. «Ai disegnatori, ai responsabili della produzione, a tutti noi la prima volta che abbiamo visto i nostri cartoon alla tv americana è venuto un mezzo colpo – dice Straffi, 42 anni, seduto alla sua scrivania –. Abbiamo sentito tutto l'orgoglio per aver fatto qualcosa di grande: portare una creazione italiana nel più importante mercato nel mondo, nel Paese di Topolino e della Disney». Il gruppo che fa capo alla Rainbow Spa - comprende anche una società di distribuzione in Olanda (la Distribution B.V.), una società a Roma per le produzioni in 3D (Cgi), la Tridimensional per il publishing e la Entertainment per la fiction e live action - ha chiuso il 2007 con un fatturato superiore ai 40 milioni, un margine operativo lordo del 50% e un utile netto di oltre 11 milioni. Risultati non casuali, ai quali Straffi ha sempre creduto: con la passione del ragazzo che vive per raccontare con i fumetti, e la determinazione dell'imprenditore che guarda sempre avanti. «Me ricordo... nun te saprei di' quante fiere ho visitato, quante persone ho incontrato e quanti chilometri ho fatto portando sottobraccio la mia cartella piena di tavole e storie», spiega Straffi lasciandosi andare all'inflessione marchigiana. «Da ragazzo – continua – divoravo i fumetti: Topolino, Soldino, poi, crescendo, i grandi maestri internazionali e ovviamente tutto quello che usciva dalla Bonelli. Ma anche Pratt e Manara. Mi è sempre piaciuto disegnare e inventare storie, sempre le due cose assieme: ho riempito diari e quaderni di donnine in abiti succinti». La svolta arriva quando Straffi frequenta la terza liceo, con un concorso lanciato da Totem, storica pubblicazione di comics: «Arrivai secondo – dice – con una storia su un ragazzo scassatissimo, in un parco squallido con la fidanzata, e un finale a sorpresa. Il giornale che allora vendeva 20mila copie a numero ricevette 2mila storie: i primi cinque classificati sono tutti diventati autori affermati. Io capii lì che potevo farcela, fu una notevole spinta psicologica». Inizia la vera gavetta «quella da 50mila lire a pagina», arrivano le collaborazioni con riviste nazionali e internazionali come Comic Art e Heavy Metal. Finché viene notato dalla Sergio Bonelli di Milano, la casa editrice di Tex. In famiglia sono contenti, anche perchè invece di frequentare bar e discoteche il ragazzo segue la sua grande passione disegnando per ore chiuso in casa. Ma la mamma non si fida ancora e quindi dopo il liceo Straffi farà anche l'università, a Macerata, facoltà di Lingue. «A 22 anni disegnavo Nick Raider sui testi di Claudio Nizzi, un punto d'arrivo. Ma decisi di non fermarmi, e di andare al l'estero, in Francia: già allora fuori dall'Italia il cartone animato aveva raggiunto una dimensione industriale». Questa volta la madre di Straffi fa fatica a capire: «Non ti trovi mai pace, hai pistato tanto per arrivare lì», dice tranquillizzandosi solo alle parole del figlio: «Alla peggio torno indietro». Invece va bene, Straffi acquisisce esperienza anche nelle produzioni televisive e nella regia di videoclip, e nel 1994 torna in Italia. Solo un anno dopo nasce la Rainbow. «Ho scoperto nel tempo di avere capacità imprenditoriali (e di sapermi muovere anche negli ambiti più strettamente commerciali): certo non ho mai amato gli scantinati e il fumetto fine a se stesso, quello che non vende e nessuno legge. Tanto che non ho mai voluto pubblicare solo per il prestigio senza prendere un soldo: anche per questo le mie creazioni estreme, quelle più difficili, sono ancora a casa dei miei, sepolte dalla polvere. Il mio obiettivo era arrivare a milioni di ragazzi: e anche fare business con i fumetti». La Rainbow parte come service, anche della Rai con la Pimpa, e si trasforma in casa di produzione indipendente anche con l'aiuto di un socio influente a Loreto e nelle Marche: quel don Lamberto Pigini, sacerdote e imprenditore già dagli anni 50 con gli strumenti musicali Eko, le edizioni Eli, e i centri di stampa Tecnostampa, Teknocolor e Rotopress. Assieme a don PiginiStraffi, non ancora trentenne, produce cartoni animati da utilizzare come supporto all'insegnamento della lingua inglese nelle scuole elementari. Poi arrivano creazioni più complicate: a partire da Tommy & Oscar. Fino al 2005 con le Winx, anzi il Winx Club. «Ci abbiamo pensato per molto tempo, quasi pianificando i punti di forza a tavolino: visitavo le fiere internazionali e notavo che mancava una serie per bambine; e notavo che la magia sulla scia di Harry Potter attirava molto interesse. Serviva l'appoggio dei broadcaster per fare il salto di qualità: «Trovai i contratti con la Rai (che fino ad allora mi aveva pagato due lire) e con la tv tedesca: in un anno passammo da 7 milioni a oltre 15 milioni di fatturato». Poi sono venute le altre serie tv, lo sviluppo del merchandising, l'attività cinematografica con il film uscito lo scorso novembre. E il progetto di quotazione in Borsa: «Solo rimandata». Oggi alla Rainbow lavorano più di 100 persone, quasi tutti giovanissimi, tra creativi, disegnatori, amministrativi e addetti al commerciale. Il gruppo collabora con grandi studi d'animazione asiatici. Ha accordi con le tv e i distributori di ogni latitudine. Ma il giovane Straffi se avesse avuto una Rainbow si sarebbe fermato a Loreto? «Magari ci fosse stata una Rainbow quando ero ragazzo. Qui c'è la possibilità di lavorare ai massimi livelli, di realizzare produzioni che vanno in tutto il mondo. Sono legato a questa terra e qui sono tornato per realizzare il mio progetto». Fonte: IL Sole 24 Ore |
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